Con profondo dolore comunichiamo la notizia della scomparsa di Francesco Giaculli, uno dei padri fondatori di AOPA Italia nonché membro del nostro Consiglio d’Onore. A lui va la nostra immensa gratitudine per tutte le battaglie che ha fatto per la nostra comunità, denunciando sulle pagine della sua rivista Volare tutto ciò che andava contro la libertà dei piloti.

Lo ricorda per noi, un suo e nostro grande amico : il giornalista Fabrizio S. Bovi, da sempre suo stretto collaboratore, al quale abbiamo chiesto di scriverci un suo ricordo.

Cieli Blu Direttore la tua aquiletta continuerà a Volare con noi.

Serenamente, come ha vissuto, se n’è andato a 95 anni Francesco Giaculli.

Studi classici, laurea in Lettere e Filosofia, scrittore, giornalista, autore, sceneggiatore e molto, moltissimo altro ancora. Ma soprattutto innamorato del volo, nella sua accezione più umanistica ed elevata che si possa immaginare.

Cofondatore di AOPA Italia, inventò il mensile VOLARE, che pubblicò con l’Editoriale Domus, e del quale fu per trent’anni direttore e punto di riporto obbligato per tutti i piloti e gli appassionati ‘toccati dalla grazia del volo’, come diceva lui. Per noi era ‘il Direttore’ per antonomasia, ma per quelli che contavano a Palazzo, Giaculli era ‘Il Cardinale’, nel senso che l’aviazione italiana passava per la sua penna autorevole ed elegante. E loro lo sapevano bene.

VOLARE non era una rivista di aeroplani come le altre, ma uno straordinario e irripetibile crogiolo di cultura dell’aviazione. Gli editoriali, i racconti, le interviste impossibili, i suoi indimenticabili ‘Postbruciatore’, tradivano il talento e la raffinatezza dello sceneggiatore di grandi film, più di ottanta, accanto a grandi registi e grandi protagonisti. Uno per tutti: “Il sorpasso”, suo fiore all’occhiello, buttato giù in una sola settimana sui tavolini di via Veneto, nelle sere d’agosto del 1962.

Ma il volo, quello proprio lo aveva dentro di sé. Dopo il brevetto a Linate, quando la pista correva ancora parallela a viale Forlanini, aveva avuto svariati aerei, tutti diversi, tutti belli. Un Tiger Moth inglese, un Falco italiano , un Aero 45 cecoslovacco, un Cessna 421 americano. Più avanti ci furono i bireattori. Si alzava all’alba per leggere i giornali freschi di stampa e rimanere aggiornato con i bollettini tecnici. Poi andava a volare. Non riusciva a farne a meno, pur chiedendosene filosoficamente il perché.

Nel volo Francesco cercava la Verità. Forse fu per via di quell’incontro con Padre Pio, che gli predisse ‘Vai, ti saranno sempre aperti i cieli terrestri e i Cieli Celesti’.

Ora che hai staccato l’ombra da terra, aviatore, finalmente hai avuto il dono di conoscerla nell’azzurro infinito.

 

f.s.b.

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